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06 aprile 2025, Aggiornato alle 12,34
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Politiche marittime

Terminal, governo vuole un'agenzia del lavoro nazionale

Vertice al ministero dei Trasporti. Si lavora su fondi di solidarietà, pensionamenti anticipati e agenzie di formazione a carico delle authorities


I dipendenti dei terminal portuali ripartono da un fondo di solidarietà e dall'agenzia del lavoro sul modello in atto nel porto di Trieste. Due mosse per far fronte al surplus di organico che caratterizza la categoria da diversi anni.

Ieri, a Roma, presso il ministero dei Trasporti, i rappresentanti di imprese e compagnie portuali – Ancip, Assiterminal, Assologistica e Confetra – hanno incontrato Ivano Russo, consigliere del capo del dicastero Graziano Delrio. Addio al meccanismo del cosiddetto "15 bis", che per due anni ha finanziato la formazione delle compagnie e imprese portuali in cambio della riduzione dell'organico. Lo sostituirà l'agenzia del lavoro, di cui l'unica attiva, se si escludono quelle di Gioia Tauro (non ancora istituita) e Taranto da poco deliberata, è quella nel porto di Trieste. Il modello da seguire prevede, come per il porto giuliano, un primo anno a carico dell'Autorità di sistema portuale e i seguenti a carico degli operatori i cui dipendenti sono coinvolti (per Trieste sono 16). Non sarà facile trovare le risorse per istituirle visto che per Taranto e Gioia Tauro sono stati rischiesti due decreti legge dopo che il primo è stato bocciato dalla Commissione bilancio della Camera per mancanza di fondi.

Restano invariati gli articoli 16, 17 e 18 della vecchia legge 84/94, quella che struttura il lavoro portuale in cinque mansioni: carico, scarico, trasbordo, deposito e movimento. Per la sostenibilità del lavoro sindacati e dicastero pensano alle "classiche" misure: pensionamento anticipato a carico dell'Autorità di sistema portuale, cassa integrazione per i dipendenti dei terminal e indennità di mancato avviamento per imprese e compagnie dei portuali.

Infine, avviare un censimento, mai realizzato in ambito portuale. Oggi si conoscono i duemila soci delle compagnie ma i dipendenti di imprese e società terminaliste non sono noti.

Tra un mese un nuovo incontro tra ministero dei Trasporti, sindacati e aziende definirà i dettagli.