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04 aprile 2025, Aggiornato alle 09,01
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Politiche marittime

Pirati, il pressing di Napolitano

Stoccata del presidente della Repubblica alla Farnesina sui casi "Savina Caylyn" e "Rosalia D'Amato", le due unità italiane ancora nelle mani dei sequestratori. Secondo il Capo dello Stato "Si deve attivare il ministero degli Esteri" 


Il governo fa poco per risolvere i casi della Savina Caylyn e Rosalia D'Amato? Le due unità sequestrate dai pirati somali e tutt'ora nelle loro mani ottengono allora l'appoggio indiretto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato, in visita a Rimini, è stato raggiunto da un gruppo di abitanti dell'isola di Procida giunto apposta per sollecitare la liberazione di due loro concittadini che si trovano a bordo della "Savina" e della "Rosalia".
Il commento di Napolitano non lascia spazio ad equivoci. La sollecitazione del Presidente della Repubblica è chiara: «Si deve attivare il ministero degli Esteri», a sottolineare l'inefficienza di negoziati che fin'ora hanno portato a un nulla di fatto. Non solo. Proprio quel "si deve attivare" rimarcherebbe le colpe della Farnesina che sembrerebbe aver fatto troppo poco.
Sabato scorso con una lunga fiaccolata i procidani hanno marciato per chiedere la liberazione di  Giuseppe Lubrano Lavadera e Crescenzo Guardascione, i due concittadini ancora nelle mani dei pirati sulla Savina Caylyn, sequestrata l'8 aprile. Ma il gruppo si batte anche per la liberazione dei marittimi di "Rosalia D'Amato" abbordata a giugno nel mar Arabico. «Siamo certi che il suo impegno diretto potrà contribuire a sbloccare la situazione» ha detto il sindaco di Procida Vincenzo Capezzuto commentando le parole di Napolitano. «E' stato emozionante come sindaco – continua Capezzuto - vedere una così grande partecipazione di una comunità che ancora una volta si stringe attorno alle famiglie dei nostri marittimi sequestrati, a dimostrazione che non ci sono solamente degli slogan ma una chiara volontà di continuare una battaglia per sensibilizzare sia la società armatrice che il governo». Poi, rivolgendosi al Capo dello Stato, ha concluso: «Affronti direttamente la vicenda della gente di Procida e della gente di mare, faccia sentire, in momenti in cui serpeggia la sfiducia verso le istituzioni, che lo Stato c'è ed è vicino ai suoi cittadini».
«Il tempo trascorso, ormai troppo lungo, ci spinge a dimostrare tutta la nostra preoccupazione per le sorti dei nostri concittadini» si legge nella lettera dei procidani consegnata a Napolitano.