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04 aprile 2025, Aggiornato alle 14,56
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Eventi

Medicinali, la contraffazione più "odiosa"

Il vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla pirateria commerciale, on. Ludovico Vico lancia l'allarme ed illustra i dati di una economia sommersa che erode al mercato legale miliardi di euro


Il rigore e l'equità fiscale passano anche da una attenta osservazione e dalla capacità di incidere sul controllo dei fenomeni che riguardano il trasporto illecito di prodotti, la contraffazione e la pirateria commerciale. Di questo si occupa ormai da molto tempo la Commissione parlamentare d'inchiesta di cui è vice-presidente il deputato pugliese del PD, Ludovico Vico che oggi martedì 22 maggio è intervenuto a tal proposito anche ad un importante convegno promosso dalla CIA Nazionale a Bari.
"Nell'ultimo mese abbiamo svolto audizioni importanti con il direttore dell'Agenzia delle Dogane, Peleggi (il 9 maggio scorso) e con il colonnello della Guardia di Finanzia Giuseppe Arbore e il tenente colonnello Alberto Nastasia (il 16 maggio) – afferma Vico – quello che ne emerge è terrificante: una economia sommersa che erode al mercato legale miliardi di euro anche in settori erroneamente e superficialmente considerati esenti dal fenomeno della pirateria commerciale".
"Per quanto concerne l'Italia si quantifica che il volume d'affari della contraffazione sia compreso tra i 3 e i 5 miliardi di euro – ha detto il vice presidente Vico al Convegno della CIA - Un dato che in termini di posti lavoro vale negli ultimi dieci anni una perdita di circa 40mila unità e un mancato introito fiscale pari all'8,2 del gettito IRPEF e del 21,3% del gettito IVA".
Un fenomeno che nel settore dell'industria agroalimentare "usa" l'immagine del nostro Paese o il richiamo ad esso, attraverso lo strumento dell'"italian sounding" (un prodotto che suona italiano solo nel nome ma in effetti non lo è, ndr), ma in effetti viene realizzato con materie prime di importazione.
"Per dirla in maniera semplice è facile che mozzarelle, pasta, latte siano vendute e spese sul mercato con un marchio Made in Italy ma non utilizzino latte o grano italiano – commenta Vico - stesso dicasi per le passate di pomodoro o i nostri pregiati vini e peggio ancora per l'olio non commestibile sottoposto alla pratica di "deodorazione".
Ma accanto alla contraffazione agro-alimentare o del classico made in Italy legato alla moda e al life style di marchio tricolore, Vico approfitta dell'appuntamento nazionale per lanciare un allarme clamorosamente più grave e pericoloso. "Nei nostri porti (specie quelli dell'aera adriatica, ma non sono esenti i moli di Taranto e Gioia Tauro) conosciamo benissimo il fenomeno del contrabbando di capi firmati, così come quello dei tabacchi – afferma il vice presidente della Commissione d'inchiesta – ma il caso di Barletta con la donna tragicamente deceduta per un farmaco acquistato sui e-bay e non conforme ai canoni di commercio e produzione autorizzati in Italia, ci deve far riflettere, e molto, sul dato più inquietante che riguarda il dato sulla contraffazione relativa ai medicinali registrata nel solo anno 2011".
La tabella che Vico consegna alla stampa, prodotta dall'Agenzia delle Dogane e consegnata in commissione lo scorso 9 maggio, non ha bisogno di interpretazioni. Sulla contraffazione totale accertata negli scali italiani per l'anno 2011 e pari a un valore stimato di oltre 67 milioni di euro, la parte da leone la fanno proprio i medicinali che non corrispondono ai criteri di atossicità, buona fabbricazione o distribuzione stabilite dagli organi di controllo a livello mondiale.
"Un'attività sotterranea i cui dati peraltro sono da considerarsi relativi – spiega Vico – considerato che dopo i marchi di importanti società di produzioni di tabacchi semilavorati e sigarette, il marchio maggiormente contraffatto con il 72,6% del valore totale, è quello della Pfizer medicinali, produttrice di farmaci generici ma anche di medicinali salvavita. Siamo all'illegalità nociva due volte – conclude il parlamentare del PD – perché immette sul mercato un prodotto-pirata che evade il controllo economico-finanziario e di sicurezza previsto dagli standard europei, ma soprattutto perché rischia di incidere negativamente sulla sicurezza dei cittadini, influenzandone la salute ma anche l'incolumità fisica ad esempio attraverso l'utilizzo in agricoltura o nel campo della cosmesi di prodotti chimici non adeguatamente accertati o privi di pericoli".