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04 aprile 2025, Aggiornato alle 11,55
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I porti del Mezzogiorno e le opportunità del Mediterraneo

Un'approfondita analisi del centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno evidenzia la forza dei porti del sud italia ma anche la carenza di un adeguato piano infrastrutturale. Le opportunità per i porti del Sud Italia di fronte alle ultime evoluzioni dei traffici marittimi mediterranei   


Le potenzialità di un paese circondato quasi interamente dal mare non possono che venire dai porti. Eppure il loro sviluppo non serve a niente se non avviene parallelo alla modernizzazione di quelle infrastrutture che fanno viaggiare le merci in giro per l'Europa: i porti con fondali profondi, i retroporti e le ferrovie. E' questo uno dei principali aspetti che emerge dalla ricerca del centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Srm) che, nel suo semestrale Focus Economia, ha dedicato una parte speciale a "porti e territorio". Un'approfondita analisi che passa in rassegna gli scenari economici, il traffico e la competitività delle infrastrutture portuali del Mezzogiorno. 
Il punto di partenza del rapporto è lo scenario portuale alla luce degli effetti della crisi. Con un dato confortante: nel 2008 i porti italiani hanno registrato una flessione appena dell'1%. Una notizia rilevante anche se manca, naturalmente, dei dati determinanti del 2009.
La mappa "geo-marittima" del Mediterraneo e le sue evoluzioni. Il mar Mediterraneo nell'ultimo decennio ha subito (o non ha saputo fronteggiare) numerosi fenomeni che hanno ridimensionato la sua attività. L'enorme competizione dei traffici tra Est e Ovest; il costante aumento del pedaggio del canale di Suez; il fenomeno della pirateria che ha portato diversi armatori a scegliere l'antica rotta del Capo di Buona Speranza all'attraversamento del canale; l'ampliamento al 2014 del canale di Panama; il rafforzamento della direttrice ferroviaria tra Estremo Oriente ed Europa; la stagione invernale artica sempre più corta. Tutti fattori che, negli ultimi dieci anni in particolare, hanno marginalizzato il bacino del Mediterraneo. Ma la mappa "geo-marittima"  degli scambi commerciali sembra che stia cambiando. La ricerca sottolinea come il traffico merci lungo le rotte est-ovest sta già cominciando ad avere un peso decrescente mentre stanno assumendo maggior rilievo le direttrici europee nord-sud, nonché quelle sud-sud. E' qui che la crisi ha provocato degli effetti indirettamente favorevoli di cui proprio i porti italiani, soprattutto quelli del Mezzogiorno in cui risiedono 12 delle 23 Autorità Portuali della penisola, possono beneficiare. Secondo la ricerca, la strategia attuale degli armatori per fronteggiare la crisi è quella di toccare più scali possibili per range portuale. Con quest'esigenza sono stati ristrutturati i servizi Est-Ovest, integrando i numerosi porti di transhipment, dando più spazio ai servizi regionali con gli scali medio-piccoli, ovvero proprio quelli che compongono la maggior parte del tessuto portuale italiano. Questo scenario apre nuove opportunità: maggior domanda sulle rotte nord-sud e più servizi infra-med (container, multipurpose e ro-ro).
L'indotto dei porti. L'Italia ha utilizzato la via del mare per il 56% del commercio estero (218 milioni di tonnellate importate e 65 milioni di tonnellate esportate). Nel 2007 il sistema portuale della penisola ha contribuito al Pil del nostro paese per circa 6,8 miliardi di euro con un'occupazione, tra risorse dirette e indirette, di 71.000 unità. In quanto frontiera doganale, nel 2006 l'Italia ha raccolto grossi introiti fiscali, con un gettito di pertinenza delle Autorità Portuali pari a 86 milioni di euro. Se consideriamo che i principali porti del nostro paese, ad esclusione di Genova, sono concentrati al Sud, ecco che il Mezzogiorno ha nel traffico delle rinfuse solide, liquide, delle merci varie e dei container le sue potenzialità di sviluppo future.
Il peso del Sud. Pubblicando i dati Assoporti 2008 relativi al traffico delle merci, lo studio Srm evidenza lo "strapotere" del Mezzogiorno sul resto d'Italia:
rinfuse liquide: Nord Ovest 17%, Nord Est 26%, Centro 11%, Sud 46%
rinfuse solide: Nord Ovest 13%, Nord Est 29%, Centro 15%, Sud 43%
teu. grazie all'attività di Genova il peso del nordovest si fa sentire ma il Sud resta in testa: Nord Ovest 31%, Nord Est 8%, Centro 8%, Sud 53%
merci varie: Nord Ovest 22%, Nord Est 15%, Centro 16%, Sud, 47%
Le carenze della Supply Chain. Secondo Srm i fattori chiave che hanno determinato l'affermazione del Mezzogiorno come solida realtà portuale del Mediterraneo sono l'ampia disponibilità di servizi marittimi che vengono offerti nei diversi porti (frequenza delle partenze, porti scalati, transit time, collegamenti con altre aree economiche via transhipment, sevizi door to door etc.). Il Mezzogiorno portuale è un'area forte, ma non competitiva, è composta da armatori creativi ma manca di un'energia collettiva che possa avviare grossi investimenti sulle infrastrutture, nell'interesse di tutti. La ricerca sottolinea come i raccordi ferroviari e i servizi logistici dei retroporti siano carenti. Insomma, per quanto forte, senza un investimento mirato e costante nella Supply Chain, l'Italia non sarà mai la piattaforma logistica del Mediterraneo. 
Srm conclude la sua analisi con un memorandum sulle future scelte portuali dei prossimi anni. 
1. adeguato livello di manutenzione delle infrastrutture (banchine, fondali, opere di difesa)
2. riduzione di alcuni costi operativi per le imprese che operano negli scali che servono le grandi direttrici di traffico transoceaniche adeguando le loro capacità competitive in un mercato in cui operano anche competitor extra Ue, quindi sottoposti a norme e regole meno vincolanti e meno onerose;
3. integrazione dei sistemi portuali con le reti transeuropee in funzione dell'accesso i mercati europei e dell'offerta ad essi di una porta marittima sul versante Mediterraneo.
Aldilà del fatto che lo sviluppo dell'hinterland portuale sarà uno dei temi al centro della riforma della legge 84/94, la fluidità della catena logistica rappresenta uno dei settori chiave per la competitività dei porti italiani.
 
Paolo Bosso