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04 aprile 2025, Aggiornato alle 11,55
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Formazione: pochi ufficiali, troppi istituti

La carenza degli ufficiali in Italia è un vecchio problema, i centri di formazione sono spesso scuole generaliste: solo il 5% prosegue la carriera di bordo. Gli istituti nautici sono troppi con la conseguenza che le risorse sono poche per tutti. Inglese gap consistente


Il nuovo istituto di Torre del Greco, inaugurato di recente è una scuola che il paese vesuviano aspetta da tempo. Un territorio da dove provengono la maggior parte degli allievi italiani che studiano da ufficiali non poteva restare senza un centro di formazione. Eppure l'occasione dell'inaugurazione di questa nuova scuola solleva diversi interrogativi. Il primo riguarda la carenza endemica di ufficiali. Nel campo della formazione è uno dei principali problemi che l'armamento deve affrontare. «Si calcola – spiega Coccia – che soltanto il 5% dei laureati presso gli istituti nautici prosegue la carriera navale a bordo delle navi. Questo tipo di scuole, per quanto specializzate, restano ancora degli istituti generalisti. Per arginare questo fenomeno a volte è stato sufficiente organizzare degli eventi estivi di orientamento. Alcuni istituti, infatti, dopo questi campus, hanno visto salire la propria quota di ufficiali del 40%».
La vita dura di un marinaio è un altro motivo che spinge i neodiplomati a rinunciare alla carriera di bordo. L'armatore Giuseppe D'Amato, presidente di Perseveranza, prova a convincere il giovane auditorio del Teatro Corallo, nel corso della presentazione del nuovo istituto, di come il lavoro sulle navi è cambiato profondamente. «La vita di bordo oggi è completamente diversa da quella di una volta – racconta – spesso si rinunciava alla vita di mare per le dure condizioni che si dovevano affrontare, con tempi di imbarco che duravano anche 5 anni. Ho conosciuto persone che sono state imbarcate per tutta la durata della vita di una nave. Oggi non è più così, Non si sta a bordo per più di qualche mese e le imbarcazioni non vanno più a carbone, per buona pace dei macchinisti, anche se quest'ultima categoria soffre di una grave carenza di personale». 
«Anche la figura dell'armatore è cambiata – spiega il presidente Confitarma Nicola Coccia nel corso del convegno – prima era solo un ex comandante, oggi è anche terminalista e tour operator all'interno di un settore economicamente superiore all'agricoltura, responsabile del 90% del trasporto mondiale con un peso sul Pil pari al 2,7%».
Perché lavorare a bordo? «Le opportunità sono tante – spiega Nicola Coccia – a cominciare dalla paga. E' un lavoro gratificante, con incarichi di responsabilità fin da giovani all'interno di un ambiente internazionale». «Purtroppo soffriamo di un gap consistente – prosegue Coccia – l'inglese è una grossa lacuna nella formazione dei nostri ufficiali».
La carenza di risorse nelle scuole nautiche è un altro problema che, insieme alla penuria di personale, indebolisce la competitività delle accademie del mare italiane. Sono troppi gli istituti nautici sparsi per la penisola. «In Italia sono presenti circa 44 scuole nautiche su 8mila chilometri di costa – spiega Silvestro Sannino, ispettore tecnico settore tecnologico del Ministero della Pubblica Istruzione – il Giappone, molto più esteso di noi, ne ha cinque. Di fronte a una proliferazione così eccessiva mi domando se non sia necessario istituire un libro bianco della navigazione». La carenza di risorse è strettamente collegata alle richieste e agli sprechi. In un paese dove 44 istituti chiedono contributi pubblici le risorse da distribuire finiscono per essere poche per tutti. Se i finanziamenti destinati alle accademie mercantili fossero distribuiti, per esempio, su sei istituti (due per il Nord, due per il Centro e due per il Sud), ovviamente le risorse finali per ogni singola scuola sarebbero molte di più. Discorso simile si potrebbe fare per le Autorità Portuali...
 
Paolo Bosso 
 
Nella foto la sede dell'Accademia della Marina Mercantile di Torre del Greco