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04 aprile 2025, Aggiornato alle 11,55
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Autotrasporto, la proposta Fai sui tempi di guida

Fai Conftrasporto chiede l'esclusione dei tempi di attesa nei porti con un apposito emendamento al Codice della Strada: escludere i periodi superiori ai trenta minuti ad una velocità media inferiore ai 20 km/h 


Il calcolo dei tempi di guida per gli autotrasportatori è sempre stato un argomento delicato. La recente intesa siglata a Palermo l'11 febbraio tra il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti Bartolomeo Giachino e le associazioni delle imprese ha posto in primo piano la questione delle attese degli autotrasportatori nei porti per l'imbarco sui traghetti. Un tema che interessa molto i vettori che devono attraversare lo Stretto di Messina, ma anche tutti quelli che utilizzano le autostrade del mare.
Quando le attese si protraggono a lungo e richiedono brevi spostamenti nei piazzali del porto, sorge il problema che anche queste manovre contribuiscono al calcolo dei tempi di guida e di riposo degli autisti, riducendo perciò i tempi di viaggio effettivi dopo lo sbarco dalle navi. Una proposta per superare questo problema giunge da Fai Conftrasporto ed è stata avanzata dal segretario nazionale Pasquale Russo. In pratica, basterebbe un emendamento all'articolo 174 del Codice della Strada, che la confederazione dell'autotrasporto così elabora: «I periodi di guida svolti in un arco temporale di almeno trenta minuti, nel quale la velocità media risulti essere inferiore ai 20 km/ora, non rilevano rispetto alla determinazione dei limiti di cui ai precedenti commi 4, 5, 6 e 7». In concreto le manovre sarebbero escluse dal calcolo dei tempi di guida. Un provvedimento che, se adottato, varrebbe solamente per i trasporti nazionali, perché in caso di controlli all'estero non valgono le disposizioni del CdS italiano.
«Una piccola modifica – commenta Russo - ma capace di risolvere un grande problema che si è manifestato soprattutto nei porti, dove migliaia di autotrasportatori stanno in coda ore, muovendosi a passo d'uomo, in attesa d'imbarcarsi o di sbarcare, mentre quelle ore, di fatto lavorativamente perdute, vengono normalmente conteggiate come se il camion stesse viaggiando normalmente per strada, con pesantissimi danni economici per le aziende d'autotrasporto». «L'obbligo di rispettare gli orari di guida e di riposo – conclude il segretario - è assolutamente indiscutibile, fondamentale per la sicurezza sulle strade, sicurezza cui Fai Conftrasporto ha dimostrato, con i fatti, di credere fermamente, ma è assurdo e fortemente penalizzante per le imprese sanzionare quegli autotrasportatori che cercano di recuperare al volante le ore e ore perse stando praticamente fermi nei porti, per colpa di strutture e organizzazioni inadeguate».